Il rischio informatico è per la prima volta il pericolo più temuto dalle aziende. Lo afferma l'Allianz risk barometer 2020, indagine annuale svolta mediante interviste a 2.700 esperti in varie parti del mondo. Il sondaggio, realizzato da Allianz global corporate & specialty e giunto alla sua nona edizione, ha visto il cyber risk passare dal quindicesimo posto di sette anni fa (con il solo 6% degli intervistati intimoriti da questa eventualità) alla prima piazza dell'edizione 2020, con il 39% (le interviste prevedono la possibilità di fornire più di una risposta). "Gli incidenti stanno crescendo di importanza", ha commentato Marek Stanislawski, deputy global head of cyber di Agcs, "e le grandi aziende sono colpite da attacchi sempre più sofisticati e da ingenti tentativi di estorsione. Cinque anni fa, una tipica richiesta di riscatto sarebbe stata di decine di migliaia di dollari, mentre ora può superare il milione".

 

Scivola invece al secondo posto (dopo sette anni di leadership) il rischio interruzione delle attività, anche se le perdite provenienti da questi sinistri continuano a crescere. "Le supply chain e le piattaforme digitali consentono oggi la piena trasparenza e la tracciabilità delle merci", spiega Raymond Hogendoorn, global head of property and engineering claims di Agcs, "ma un incendio in un data centre, un guasto tecnico o l’attacco di un hacker potrebbero portare a grandi perdite da interruzione delle attività per aziende che si affidano allo stesso sistema e che non possono tornare a processi manuali".

Entro i confini italiani, i due rischi leader sono gli stessi, ma a posizioni invertite: prima la business interruption, secondo il cyber risk. Se non che, le percentuali sono più alte della media planetaria: 51% e 49%. Al terzo posto, la preoccupazione per la perdita di reputazione o di valore del marchio.

La Svizzera, invece, è allineata al trend mondiale, con il rischio informatico al primo posto, come altri stati europei e non.