Che l’odioso cyber-sciacallaggio sul Covid non sia più di moda è esagerato dirlo. Ma, dopo mesi di violazioni legate al coronavirus, i criminali informatici sembrano essere tornati a concentrarsi maggiormente su operazioni fraudolente tradizionali. Anche se sul lato Covid (e sue conseguenze) non bisogna, appunto, abbassare la guardia: basti pensare che il lavoro da remoto è un ambito in cui i rischi sono rimasti molto alti. Lo afferma il rapporto Eset sulle minacce informatiche del terzo trimestre 2020.

L'azienda slovacca ha anche evidenziato che il numero di client unici colpiti è aumentato di più di un terzo, e i tentativi hanno subito un incremento del 140%. “Il continuo aumento degli attacchi Rdp potrebbe essere il risultato del crescente numero di sistemi scarsamente protetti connessi a internet durante la pandemia", ha affermato Jiří Kropáč (nella foto), responsabile dei Threat detection labs di Eset. "Oppure dell’ingresso di nuovi attori malevoli che si ispirano a gang del ransomware per colpire l’Rdp”.

Nel terzo trimestre, afferma Eset, sono tornati in auge i cryptominer (in particolare di Emotet, ricomparso dopo mesi di inattività) e sono aumentati i malware bancari.

Fra i risultati più importanti ottenuti dai ricercatori per contrastare il crimine informatico, invece, la scoperta di un numero maggiore di chip wi-fi vulnerabili a bug simili a quelli di KrØØk e di un malware per Mac in bundle con una app per il trading di criptovalute; è stato anche rilevato CdrThief, che colpisce i soft switches dei Voip di Linux; mentre si è ampliata la conoscenza di Krypto Cibule, malware per le criptovalute.