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I lavoratori “agili” metabolizzano la solitudine. Ma non sempre di buon grado

Il 91% degli smart worker europei si è abituato all’assenza dei colleghi. Ma il 43% prova depressione o tristezza

 

 

Quasi tutti i lavoratori “agili” europei (91%) si sono abituati all’assenza dei colleghi nella vita lavorativa quotidiana. Volenti o nolenti. Ma quasi la metà lo ha fatto a malincuore e soffre di solitudine. Lo afferma una ricerca di due atenei: la Cass (con sede a Londra) e Iese (università di Navarra), che ha intervistato 2.500 “colletti bianchi” europei.

Accettazione, come detto, non significa appagamento: non per niente il 43% dei dipendenti prova depressione o tristezza per la solitudine indotta dall’emergenza sanitaria, mentre il 37% è ancora riluttante a lavorare senza contatto diretto con i colleghi.

A trovarsi in difficoltà sono soprattutto i giovani: il 38% degli under 30 prova avversione, rabbia o depressione per la lontananza dai colleghi; il dato si attesta sul 36% nella fascia fra i 30 e i 40, mentre fra gli over 65 scende al 25%.

 

Foto di Karolina Grabowska da Pexels