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Criptovalute: quando bisogna dichiararle al fisco?

28 Luglio 2023

La regolamentazione delle valute virtuali è cambiata. Ecco chi, secondo la nuova normativa, è obbligato a comunicare all’erario il possesso di questi asset e chi deve pagarci le tasse

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Dalla dichiarazione dei redditi relativi al 2023, sarà obbligatorio comunicare al fisco tutte le monete virtuali che si hanno in portafoglio. Foto di Satheesh Sankaran da Pixabay

 

Avete criptovalute? Dovrete dichiararle. Sempre. Anche se avete in portafoglio monete virtuali per un euro. O persino per un centesimo. Lo prevede la nuova legge di regolamentazione del settore (legge 29 dicembre 2022, n. 197), che introduce la categoria delle criptoattività.
Niente panico, però: la comunicazione obbligatoria scatterà per la dichiarazione dei redditi 2023, quella da presentare l’anno prossimo. Un po’ di tempo per bituarsi all’idea, dunque, c’è ancora.
Ma ora come funziona? Che cosa cambierà dal prossimo anno? E quando si dovranno pagare le tasse sulle monete virtuali? Lo abbiamo chiesto a Federico Pacilli, ceo e fondatore di CryptoBooks, software che si è dato il compito di aiutare i detentori di criptovalute a essere in regola con le normative fiscali.

 

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Federico Pacilli

Domanda. Che cosa cambia con la nuova regolamentazione?

Pacilli. Presto detto: la nuova legge obbliga tutti i detentori di criptovalute, stablecoin e Nft a comunicarlo al fisco, nel quadro Rw della dichiarazione dei redditi. La normativa introduce un punto di svolta rispetto alle interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate degli anni precedenti, che equiparavano le valute virtuali a quelle extra euro, dispensando da dichiarazione e pagamento delle tasse chi detenesse una media di denaro inferiore a 5.000 euro, con punta massima di 15.000 (anche in un giorno). La nuova disciplina entrerà comunque in vigore con la dichiarazione dei redditi 2023. Cioè l’anno prossimo.

 

Domanda. Quindi, a scanso di equivoci, chi sta compilando ora la dichiarazione dei redditi e detiene criptovalute in quantità limitata non le dovrà dichiarare…

Pacilli. Esattamente. La vecchia regolamentazione è ancora valida per la dichiarazione dei redditi di quest’anno, relativa cioè all’anno fiscale 2022: l’obbligo “universale” di comunicazione al fisco scatterà infatti per la prossima. E chiunque in passato avesse acquistato una criptomoneta superando, magari per sbaglio, il tetto previsto senza dichiararlo, potrà mettersi in regola grazie a una sanatoria, prevista dalla nuova legge.

 

Domanda. Quindi chi sta compilando la dichiarazione relativa ai redditi 2022 e l’anno scorso deteneva 3 o 4 mila euro non li deve dichiarare?

Pacilli. Ora no. Ma se li ha in portafoglio anche nel 2023, l’anno prossimo sarà costretto a comunicarli.

 

Domanda. Dal prossimo anno in avanti, la dichiarazione sarà obbligatoria anche se si dovessero ritirare bitcoin negli Atm dedicati alle criptovalute?

Pacilli. Sì. La normativa parla chiaro: dovranno essere dichiarate tutte le cripto-attività in possesso del contribuente. Tutte. Anche quelle detenute su wallet custoditi con chiave privata.

 

Domanda. Ma chi sarà poi obbligato a pagarci le tasse?

Pacilli. Chiunque abbia una plusvalenza maggiore di 2.000 euro, che dovrà pagare il 26%. Ai fini fiscali conta, infatti, il guadagno che un risparmiatore ricava dall’investimento in criptovalute, e non il loro semplice possesso. Quest’ultimo deve essere dichiarato, come abbiamo detto. Ma, se la plusvalenza non raggiunge l’importo di 2.000, la somma non è fiscalmente rilevante. C’è, però, un’imposta di bollo del 2 per mille che deve essere corrisposta comunque. E le commissioni che sono state corrisposte alla piattaforma di scambio non potranno essere scalate.

 

Domanda. C’è dunque stato un inasprimento fiscale rispetto alla normativa precedente…

Pacilli. Diciamo che è stato introdotto l’obbligo di dichiarazione anche nel caso in cui il risparmiatore abbia somme trascurabili. E allo stesso tempo si è abbassata la soglia no tax.

 

Domanda. Abbiamo dunque evidenziato che è previsto un pagamento delle imposte in caso di plusvalenze maggiori di 2.000 euro l’anno. Ma cosa succede se le criptovalute sono cambiate non in monete fiat, ma in altre cripto?

Pacilli. Dipende. Perché dal 2023 in poi la situazione è ben più complessa. Se lo scambio è avvenuto fra cripto-attività che non fanno parte di categorie omogenee allora si dovrà considerare quello scambio come un cash out e calcolarci l’eventuale plusvalenza o minusvalenza.

 

Domanda. Cioè?

Pacilli. Cioè, se per esempio scambio un Ethereum per un Nft dovrò considerare questa transazione come cash out. E pagarci le tasse, ammesso che le pluisvalenze totali superino i 2.000 euro. Se invece dovessi tramutare lo stesso Ethereum in Bitcoin, non sarò tenuto alla corresponsione dell’imposta.

Domanda. Cosa accade, invece, se le criptomonete sono utilizzate per fare shopping?

Pacilli. Anche in questo caso, se cioè si verificano plusvalenze effettuate utilizzando pagamenti con carte di credito crypto backed, si paga l’imposta sostitutiva del 26%. L’unico caso a parte è quello di donazioni e successioni, che seguono altre regole

 

Domanda. In questo modo, le criptomonete sono equiparate a normali investimenti…

Pacilli. Sì. La legge ha proprio inserito un nuovo asset, che si chiama cripto-attività, con il chiaro intento di armonizzare l’imposizione fiscale con gli altri asset finanziari.

 

Domanda. Presto, alcuni stati potrebbero adottare il bitcoin come valuta corrente. El Salvador lo ha già fatto. Ecco: se un cittadino italiano dovesse recarsi in quel paese e prelevare criptovalute non per investimento, ma per pagare i suoi acquisti in divisa nazionale – proprio come farebbe in Svizzera con il franco, o in Giappone con lo yen – sarà esentato dal pagamento delle tasse?

Pacilli. No: nessuno è esentato. Non è però escluso che, in futuro, specifici accordi internazionali possano riconoscere i casi particolari, soprattutto se gli stati che adotteranno Bitcoin o Ethereum come valuta corrente dovessero diventare numerosi. Una situazione che, tuttavia, non è attualmente immaginabile.

 

Domanda. Quanti sono attualmente i risparmiatori o gli investitori nel mondo cripto?

Pacilli. In territorio italiano sono circa 5 milioni a effettuare transazioni cripto. In Europa occidentale, almeno 75 milioni.

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