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Dopo-Covid: si lavorerà a domicilio. O a 15 minuti da casa

Lo afferna uno studio di Iwg. Che dice anche…

 

In periodo di pandemia, il remote working è una necessità per salvare vite umane. Ma come (e sopratgtutto dove) si lavorerà quando il Covid e la sua scia di morte saranno finalmente scomparsi dai radar? La risposta dipende, naturalmente, dalla natura dell’attività e dell’impresa. E – nel caso in cui il lavoro agile possa sostituire senza alcun problema la modalità tradizionale – da una scelta delle singole aziende.

 

Strategie differenziate

Ci sarà sicuramente spazio per le decisioni radicali. Da una parte chi chiuderà gli uffici e trasferirà tutto il lavoro a domicilio. Dall’altra, l’estremo opposto – e cioè il ritorno tout court al lavoro 100% in ufficio. Con le vecchie prassi e con il ritorno dei cartellini che, se timbrati un quarto d’ora dopo, obbligano il dipendente a starsene mezz’ora in ufficio dopo l’orario. Insomma: la megaditta di Fantozzi o giù di lì.
Tra Scilla e Cariddi, ci saranno le varie sfumature di lavoro ibrido casa-ufficio. E cioè il vero smart working. Secondo uno studio di Iwg, operatore di spazi a uso ufficio, la scelta “mista” si diffonderà particolarmente tra le aziende Ftse 250 (cioè quelle dalla 101esima fino alla 350esima delle quotate alla Borsa di Londra – un gruppo che comprende anche imprese finanziarie).
In particolare, in questo cluster, il numero delle aziende che stanno valutando un uso ibrido degli uffici supera di tre volte quelle intenzionate a tornare “pari pari” alla situazione pre-coronavirus. Il 40% dei manager intervistati hanno affermato che oggi sono più disposti a passare a un’alternanza casa ufficio.
Tuttavia, la cosa non sembra procedere come dovrebbe, se è vero che solo il 32% delle aziende intervistate (in piena pandemia) sta facendo lavorare i dipendenti interamente a distanza. E, naturalmente, non tutte queste imprese hanno bisogno della presenza dei dipendenti.

 

In periferia

C’è comunque anche l’altro lato della medaglia: la percentuale di chi crede che i dipendenti possano tornare in ufficio a tempo pieno entro fine anno non supera il 13% degli intervistati: anche per questo, il 38% è pronto a ridurre gli spazi e il 42% sta pensando a scegliere uffici condivisi o a trasferirsi.
Dove? Lontani dal centro città. Il 49% delle aziende sta pensando di spostarsi in aree vicine a quelle di resdenza dei lavoratori – che, dopo l’esperienza del 2020, vogliono evitare il pendolarismo e trascorrere più tempo in famiglia. Non per niente, per il 77% dei dipendenti poter lavorare più vicini a casa sarà un requisito fondamentale per la scelta della prossima opportunità professionale.
Secondo Iwg, dunque, il futuro del lavoro, se non da remoto tout court, si baserà sul principio dei 15 minute commute, cioè dal viaggio di massimo un quarto d’ora per raggiungere il posto di lavoro, ma anche per raggiungere i vari servizi utili.
“La pandemia ha dimostrato la capacità delle forze lavoro globali di lavorare in modo efficace in modi e luoghi diversi”, ha commentato Mauro Mordini, country manager Italia di Iwg. “La nostra ricerca evidenzia che il lavoro ibrido continuerà a essere molto popolare tra i dipendenti e le imprese. Le persone si sono rese conto di aver speso ore per recarsi in un ufficio dove non necessariamente devono essere presenti, mentre le aziende hanno realizzato che l’adozione di un modello ibrido significa non solo dipendenti più felici e più impegnati, ma anche risparmi sui costi. Un cambiamento che ha anche il potenziale di trasformare le economie locali; nel 2019 avevamo stimato, per queste, un beneficio di 12 miliardi di sterline nel decennio successivo in virtù della crescita dei modelli di lavoro ibridi”
“Il 15 minute commute sta diventando una realtà in tutto il mondo e gli elementi chiave sono gli stessi ovunque ci si trovi”, ha aggiunto Doug Demers, managing principal dello studio di architettura B&H. “Le persone vogliono accedere ai servizi di cui hanno bisogno durante una giornata di lavoro. Inoltre, ci sono alcuni elementi che stanno diventando sempre più importanti: spazi verdi, luoghi per collaborare o hub per incontrare e lavorare con i colleghi a livello locale”.

 

Foto di Mudassar Iqbal da Pixabay 

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