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“La tecnologia si ferma in dogana”

Flavio Sala, attore protagonista della sitcom Frontaliers, ci svela il livello di digitalizzazione dei personaggi della serie. E annuncia una notizia sul futuro dello show…

Flavio Sala nei panni di Roberto Bussenghi

 

Corre l’anno 2006: la Rsi (Radio Svizzera Italiana) irradia il primo episodio di Frontaliers. Una serie di sketch dai tre ai cinque minuti, proposti prima in radio, poi – due anni dopo – in televisione.
La trama è molto semplice: ogni giorno il frontaliere Roberto Bussenghi parte da Usmate Carate (paese di fantasia, non si sa bene se in provincia di Como o di Varese) per raggiungere il posto di lavoro a Lugano, distante pochi chilometri.. Canticchia un jingle allegro e di facile presa, finché arriva alla dogana di Brusata-Bizzarone. Qui trova la guardia di confine Loris J. Bernasconi, appuntato “tosto” e pignolo che lo ferma tutti i giorni senza mai riconoscerlo, costringendolo ad arrivare regolarmente in ritardo sul posto di lavoro.
Le scenette, scanzonate e innocenti, propongono situazioni comiche legate al passaggio di Bussenghi in dogana e agli immancabili (e lunghi) controlli dei documenti, ispezione del baule e chi più ne ha più ne metta. E all’inflessibilità dell’appuntato, che non viene mai meno – tranne nei casi in cui alla dogana si presenti una bella ragazza.
Le avventure del duo Bussenghi-Bernasconi (a cui si aggiunge una seconda guardia di confine, Gabriele Veronelli, un po’ “Rambo” e un po’ babbeo) ottengono un successo clamoroso e crescente, espandendo la sua fama anche oltre Ticino, dalla Svizzera tedesca alla Riviera Ligure. Non per niente, quando il film Frontaliers Disaster va in sala cinematografica, la pellicola viene proiettata anche fuori cantone – fino a Zurigo e a Milano.
I protagonisti sono interpretati dai due attori che hanno ideato la serie: Flavio Sala (nel doppio ruolo di Bussenghi e Veronelli) e Paolo Guglielmoni (Bernasconi); oltre al cast, partecipano con un cameo anche alcuni personaggi televisivi o di teatro, come i Legnanesi, Matteo Pelli, Giorgio Fieschi (negli sketch), Enrico Bertolino e Teco Celio (nel film).
Del “fenomeno Frontaliers” abbiamo parlato con Flavio Sala, che ci ha raccontato come si è sviluppata l’idea e in che modo ha raggiunto così tanti fans. E ci ha rivelato – in esclusiva mondiale – il grado di digitalizzazione dei tre protagonisti.

 


Da sinistra a destra: Roberto Bussenghi (Flavio Sala) e Loris J. Bernasconi (Paolo Guglielmoni) durante uno show

Domanda. Come nasce Frontaliers?

Flavio Sala. In modo molto semplice, e direi casuale. Era il 2006 e stavo preparando una serie di brevi sketch radiofonici con Guglielmoni. Un giorno, in pausa pranzo, gli raccontavo le avventure della mia vita studentesca. Ai tempi in cui frequentavo il liceo artistico a Varese prima e l’Accademia di Brera dopo, ed ero – diciamo così – un “frontaliere al contrario”: ogni mattina passavo la dogana per andare a Milano, tutte le sere la varcavo di nuovo per tornare in Svizzera. Un giorno, un doganiere controllò il mio documento in controluce per verificare se era autentico. E io mi lasciai scappare: “sono cinque anni che passo da questa dogana e ancora non mi riconoscete…”. Purtroppo mi sentì: non l’avessi mai detto! Raccontavo, dunque, e Guglielmoni rideva della grossa. E lì arrivò l’idea. Mi propose: “perché non mettiamo in scena una serie di sketch con un frontaliere e una guardia di confine?”. Casualmente, la Rsi ci aveva chiesto di identificare un nuovo tema per le nostre scenette. Et voila, l’avevamo trovato.

Domanda. Roberto Bussenghi risiede a “Usmate Carate”. Che però nella realtà non esiste: c’è Usmate Velate (la cui stazione ferroviaria è in comune con Carnate, con la enne) e c’è Carate Brianza. Tutti in provincia di Monza. Come vi è venuto in mente di inventare questo toponimo?

Flavio Sala. In realtà avrei preferito un nome del tutto nuovo, ma poi si è deciso così. Tra l’altro, originariamente Usmate Carate era in provincia di Varese; poi, per esigenze sceniche (per renderci possibile una battuta-calembour che ci piaceva) lo abbiamo trasferito nel Comasco.

Domanda. Dalla radio siete passati in televisione, e – anche grazie ai video pubblicati su internet – la fama di Frontaliers si è ulteriormente ingrandita. Come hanno reagito le guardie di confine?

Flavio Sala. Con molta autoironia – e non era scontato. Non solo ci hanno riso sopra, ma si sono offerte di vendere in dogana i nostri dvd, il cui ricavato è andato in beneficenza. La prima serie, di 4.000 supporti, si è “bruciata” in due giorni; le guardie di confine hanno dovuto effettuare una ristampa di 10.000 dvd, distribuita sotto Natale. La campagna di vendita ci ha permesso di finanziare l’acquisto di un’autoambulanza con le cure primarie per i neonati. Di solito, quando un bebè ticinese è grave, lo si trasporta al Kinderspital di Zurigo con l’elicottero. Ma se le condizioni meteo sono particolarmente avverse, l’apparecchio non può prendere il volo. A questo serve l’ambulanza attrezzata: a trasportare i bambini a Zurigo quando il brutto tempo non permette un trasferimento via aria. E a fornirgli, grazie all’incubatrice, le prime, importanti cure.

Domanda. Qual è il rapporto di Roberto Bussenghi con la tecnologia?

Flavio Sala. Il Bussenghi è meccanico di precisione alla Sprünger and Küpfer di Lugano (anche questa una ditta di fantasia, ndr). Quindi è un uomo molto “manuale”. Utilizza la tecnologia come un classico medioman. Ovviamente ha il telefonino, ma senza particolari abilità informatiche. Certo, da buon “uomo medio” si era comprato uno smartphone ultimo modello; ma poi glielo ha distrutto il Bernasconi durante una perquisizione in dogana!

Domanda. Quello che “faceva anche le capriole” (nel video in basso). Ma il Bussenghi paga in contanti oppure con carta di credito e app?

Flavio Sala. Decisamente in contanti: paga più in euro che in franchi, ma comunque sempre cash.

 

Domanda. E il Bernasconi? Rapporto con la tecnologia?

Flavio Sala. Ancora più problematico! Lui è rimasto un po’ all’età della pietra. Pensa che nella sua dogana si usa ancora il piccione viaggiatore… poi gli hanno affiancato il fax (la storia è raccontata qui sotto, ndr).

 

 

Domanda. D’altra parte, un doganiere action come il Loris è molto “fisico” e poco tecnologico. Un po’ come il suo collega Veronelli. Ma alla dogana di Bizzarone chi dei due è più Rambo?

Flavio Sala. Mah, il Verunel più che Rambo mi sembra bambo.

Domanda. Sicuramente, il buon Veronelli non è il tipo che paga con app o utilizza il mobile banking. Già tanto che sappia usare il computer…

Flavio Sala. Infatti. Usa ancora regolarmente la macchina da scrivere. Ma almeno Whatsapp ha imparato a utilizzarlo: nel film Frontaliers Disaster se ne serve per comunicare con la moglie, che lo ha lasciato non molto tempo prima. Il suo numero lo ha memorizzato con la dicitura di “Orca assassina”.

Domanda. Ora parliamo di Flavio Sala: quanto sei digitale?

Flavio Sala. Premetto: ho iniziato a lavorare come tecnico specializzato in montaggio, sonorizzazione e video Photoshop. Quindi la tecnologia è un po’ il mio pane. Però solo quando il computer è già acceso: penso di avere una strana abilità nel fare impallare il pc in fase di avviamento. O magari di ricevere strani messaggi dal sistema, del tipo “il programma che sta utilizzando non è valido”. Quando invece l’ho regolarmente pagato, acquistando un’altrettanto regolare licenza.

Domanda. Più snervante del Bernasconi che ferma i frontalieri in dogana.

Flavio Sala. Molto peggio.

Domanda. Filiale o home banking?

Flavio Sala. Mi piacerebbe poter fare tutto on line, ma rendo conto che le procedure a volte sono troppo lunghe e faccio prima andare in filiale. Una app che utilizzo spesso è Twint, comodissima per i pagamenti. Soprattutto per quelli sporadici o una tantum. Invece, per le transazioni mensili ci pensa mia madre a farmi da segretaria e andare allo sportello.

Domanda. Il vostro è stato un crescendo: dalla radio agli sketch televisivi, all’approdo sul grande schermo, alle varie comparsate televisive, non ultima la scenetta su Striscia la Notizia. Pensate di riservare una nuova sorpresa ai vostri fans?

Flavio Sala. Sì. Lo annuncio ufficialmente: stiamo preparando un nuovo film, che si chiamerà Frontaliers Catastrofe, il cui lancio è previsto per Natale 2023.

Domanda. Non hai mai avuto paura di rimanere intrappolato nel ruolo di Bussenghi?

Flavio Sala. No, non l’ho mai temuto. Sono invece felice di essere riuscito a creare un personaggio conosciuto e amato tra la gente. Mi ci sono trovato subito bene. E poi non mi ci identifico più di tanto: quando guardo i miei sketch, mi sembra di vedere un altro. Con quei baffoni, sembro più Giovanni Storti, di Aldo, Giovanni e Giacomo. Utilizzo il Bussenghi anche al di fuori di Frontaliers: per esempio, nello spettacolo teatrale comico-musicale Gabaré il frontaliere più amato dai ticinesi era tra i personaggi che interpretavo. Nei suoi panni e con la sua voce, con un quartetto di musicisti, ho anche eseguito varie canzoni di Nanni Svampa, in un tributo al grande cantante milanese. In futuro mi piacerebbe anche interpretare, sempre come Bussenghi, anche una commedia di Gilberto Govi.

Domanda. Magari anche in trasferta nella Riviera Ligure, dove hai fans.

Flavio Sala. Buona idea: perché no?

 

Maurizio Giuseppe Montagna

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