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Tecnologie per assicurazioni e banche

“Bobine e vinili: che nostalgia”

16 Settembre 2022

Marco Cappello, dj, conduttore radiofonico e imitatore, ne è sicuro: la tecnologia ha migliorato il mestiere di disc jockey. Ma, nel contempo, ha mandato in soffitta una buona dose di romanticismo. E…

Marco Cappello

 

“La tecnologia ha sicuramente rivoluzionato il mestiere di disc jockey, facilitandolo e rendendo anche più libero lo stile di conduzione. Ma ha anche mandato in soffitta tanta poesia, tanto romanticismo. Si è perso il fascino di aprire un disco, toglierlo dalla copertina, cercare la traccia, mixare a mano. A fare la differenza resta, comunque, la competenza musicale, rimasta indispensabole per avvicinarsi a questo mondo. E’ forse l’unica cosa a non essere cambiata”.
E’ un quadro un po’ contrastante quello offerto da Marco Cappello, 54 anni, disc jockey radiofonico, conduttore, intrattenitore e imitatore di lungo corso, che attualmente conduce una trasmissione settimanale (mercoledì sera, dalle 20 alle 23) a Radio Stella Fm di Vicenza. Una carriera che l’intrattenitore ha iniziato fin da teen ager, vivendo tutte le trasformazioni operative della professione.

 

Domanda. Diventare intrattenitore era un tuo sogno da bambino? Oppure hai iniziato per caso?

Marco Cappello. Assolutamente per caso. Da bambino mi piaceva fare le imitazioni, ma solo per gioco. Gli esempi li avevo attorno a me: mio papà è veneto e mia mamma pugliese, e in quegli anni lavoravano a Torino, dove sono nato. In casa iniziai quindi a fare il verso ai parenti, ispirandomi ad Alighiero Noschese – grande imitatore, ma anche trasformista e caratterista. In verità avrei tanto voluto fare l’attore di commedie all’italiana “vecchio stampo” – come quelle interpretate da Totò e Aldo Fabrizi, che amavo moltissimo. A sette anni “giocavo” anche a fare il disc jockey a casa: facevo “partire” i vinili a casa, sul giradischi, presentandoli a un pubblico immaginario.

Domanda. Questa passione per l’intrattenimento è proseguita? O ha avuto uno stop temporaneo?

Marco Cappello. No, no, è proseguita intatta fino all’adolescenza. E nelle scuole superiori ho iniziato a imitare i professori. Finché un compagno di classe, che collaborava con una radio, mi disse: “perché non vieni a fare un provino?”. Detto fatto: a 17 anni ero già in onda per un’emittente padovana, Radio Gemini, dove ero la spalla nei pomeriggi radiofonici con una serie di imitazioni. Con gli anni ho ampliato la mia attività. E sono diventato dj radiofonico, ma anche animatore e vocalist per feste, locali e discoteche. Un impegno crescente, ma sempre per passione. In altri termini non ne ho fatto un lavoro: la mia occupazione è in un settore del tutto differenze.

Domanda. Parlaci della trasmissione che conduci per Stella Fm il mercoledì sera.

Marco Cappello. E’ un programma in cui può succedere di tutto. Unica regola: non propongo musica attuale. Mi piace anche mandare in onda dischi rari, strani, dimenticati.

Domanda. Come è cambiata l’attività di disc jockey con l’avvento della tecnologia?

Marco Cappello. Totalmente. E a più riprese. Quando ho iniziato avevo a disposizione due piatti, ognuno con un disco. E quello era: si inserivano i vinili e si mixava. Gli spot pubblicitari erano scritti su un elenco, che il dj doveva passare con le cassettine. Mentre la messaggeria era esclusivamente telefonica: avevi il tuo bel da fare. Poi il periodo intermedio, con l’avvento dei compact disc (al posto del vinile) e del fax, che qualcuno utilizzava in sostituzione del telefono per richiedere una canzone. Ora è tutta un’altra cosa. Oggi abbiamo a disposizione tre video. Il primo è la regia, con cui il dj seleziona la musica e la mette in scaletta. Qualche volta capita ancora di utilizzare il compact o la chiavetta usb per pezzi molto rari, che non sono presenti in macchina – ma avviene molto di rado. La pubblicità è già caricata: basta premere “on” per farla partire: tutto automatico. Il secondo video contiene la messaggeria su whatsapp e i social network. Il terzo video è informativo, con i notiziari e le previsioni meteo, a cui possiamo attingere durante la trasmissione.

Domanda. La tecnologia ha reso anche più facile “inventarsi” dj?

Marco Cappello. Come ho già anticipato, la competenza è necessaria anche oggi. E’ come nel calcio: sono cambiate tante cose, ma bisogna saper toccare il pallone. Semplicemente, vari passaggi che una volta erano necessari sono stati eliminati. Per esempio: oggi il computer rivela la lunghezza dell’introduzione, per evitare che il disc jockey parli sopra al cantato in fase di presentazione del brano. Una volta lo si faceva a memoria e a istinto. Ancora: quando ho iniziato, il dj in erba si esercitava a casa con la consolle, i piatti e il mixer. E imparava. Oggi basta un pc: c’è un programmino, si scaricano i file musicali, si inseriscono nella macchina e tutto va da solo. E’ stata eliminata una buona parte del mestiere del dj. Ma resta la capacità di scegliere la musica, leggere i pezzi, capire quando è l’ora di intervenire, stabilire l’empatia con il pubblico.

Domanda. Hai sostenuto che con i cambiamenti tecnologici si è perso un po’ di romanticismo. Ma la trasformazione ha anche migliorato il vostro lavoro…

Marco Cappello. Certamente, come in tutte le cose: la tecnologia, presa nella misura giusta, dà vantaggi enormi. Ora, senza la preoccupazione di scegliere il vinile, mixare e raccogliere le richieste, è più facile sbizzarrirsi, lavorare con più scioltezza. Alcuni aspetti tecnologici hanno anche migliorato la pulizia del suono. Si è solo persa la poesia. Si sono persi la manualità del mixaggio, il romanticismo dei vinili e dei “bobinoni” da sei ore con la musica già mixata, che trasmettevamo durante la notte dopo la fine dei programmi in diretta. Sempre con la speranza che non si inceppassero mentre tutti dormivano.

Marco Cappello. Che rapporto hai con il mondo fintech? Vai in filiale o fai tutto con dispositivi automatici?

Domanda. Per utilizzare una metafora calcistica, applico la “zona mista”. Sono cliente di Unicredit e utilizzo in modo massiccio computer e smartphone per bonifici, estratti conto e pagamenti. Però ho bisogno di sapere che c’è una persona in filiale, da chiamare in caso di informazioni, chiarimenti o problemi. In caso di necessità più elaborate, come l’esigenza di ridiscutere un finanziamento, ho bisogno di confrontarmi anche con una voce umana: i bit da soli non sono sufficienti.

Domanda. Ti sei confrontato anche con il mondo delle criptovalute? Stai seguendo, per esempio, la quotazione dei bitcoin o il merge di ethereum?

Marco Cappello. No, non ne ho mai approfondito il meccanismo.

 

Marco Cappello indossa una maglia granata: il dj è un appassionato tifoso del Toro

Domanda. Nel Vicentino sei molto noto come disc jockey. Ma nel mondo del calcio sei conosciuto come vecchio cuore granata e come dirigente di lungo corso di un Toro Club. Se una fintech unicorno decidesse di fare il passo e acquistare il Toro, saresti soddisfatto?

Marco Cappello. Sì, ma a una condizione. Vincolante e imprescindibile. Che la proprietà ci restituisca l’entusiasmo senza spersonalizzare la nostra storia. E’ importante che il Toro torni ai suoi fasti, che riprenda a vincere – anche se questo è secondario rispetto all’esigenza di ritrovare il nostro “tremendismo”. E’ ugualmente fondamentale che la nostra cultura e la nostra identità vengano salvaguardate e tutelate. La casa dove è nato mio nonno non la rado al suolo per ricostruirla, ma la ristrutturo. In altri termini, non voglio una squadra-supermercato, ma un negozio di paese ben fornito – così fornito da attrarre persone da centinaia di chilometri di distanza. Non si può razionalizzare l’amore. E il calcio è prima di tutto questo: amore

Domanda. Una domanda al Marco Cappello imitatore.

Marco Cappello. Prego.

Domanda. Hai mai imitato personaggi della finanza o della tecnologia?

Marco Cappello. Di solito imito personaggi dello spettacolo: mediamente, gli ascoltatori vogliono sentire la voce di un attore, di un cantante. In futuro chissà: la spettacolarizzazione del mondo fintech potrebbe portarci ad aprirci anche agli startupper più famosi e popolari.

Domanda. Diciamolo (anzi: cantiamolo) con Mogol e Battisti…

Marco Cappello. Facile: “Lo scopriremo solo vivendo”.

 

Maurizio Giuseppe Montagna

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