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Smart working, come arginare i batteri

I germi della scrivania? Sono più del doppio di quelli sui wc o sugli zerbini. Lo afferma una ricerca di Fasthosts. Per questo, soprattutto in regime di lavoro agile, occorre non abbassare la guardia. E prendere alcuni, semplici provvedimenti. Ecco quali

 

La pandemia ha fatto del lavoro da remoto un must. E ha avviato un trend che difficilmente si invertirà. Dopo il Covid, nulla tornerà come prima, e si lavorerà molto di più da casa. Tuttavia, la nuova operatività nasconde alcuni tranelli. Non solo le bollette della luce, che aumenteranno, e la cui divisione fra privato e azienda non potrà che essere stabilita con accordi sindacali.
No: ci sono altri problemi all’orizzonte. Come il “trasferimento” tout court dei germi tipici degli spazi di lavoro dall’ufficio all’abitazione. Un problema, questo, che ora si sente di meno, dato che in epoca di pandemia si suppone (o almeno si spera) che le persone siano particolarmente attente nei confronti di un’attenta, frequente e radicale disinfezione di scrivanie, computer e altre aree e dispositivi di lavoro. Ma che, una volta archiviato il Covid, rischia di presentarsi in tutta la sua importanza, se i remote worker, come si teme, dovessero abbassare la guardia.


 

Scrivania, quanto sei sporca

Proprio per cercare di misurare l’entità del problema, l’azienda di data centre Fasthosts ha realizzato uno studio sulla presenza di germi e batteri sugli spazi di lavoro, tamponando scrivanie, mouse e tastiere del computer e confrontandole con altri oggetti domestici.
Ne é scaturita una classifica con codici numerici – i punteggi Rlu (relative light unit) – inversamente proporzionali alla pulizia della superficie. In altre parole, più alta è la cifra, maggiore è la quantità di germi, che inizia a rilevare problemi da un indice di 50 in su.
E i risultati sono davvero inquietanti. A guidare la graduatoria della sporcizia è la scrivania, che ha un punteggio Rlu di 606, staccando di parecchio il cestino di cucina (392). Seguono la tastiera del computer (382), la sedia della scrivania (310) e il mouse (260).
Inaspettatamente, tutte queste superfici ospitano più germi rispetto al sedile dei water e allo zerbino, appaiati a 209.

 

Lavarsi spesso le mani

Come correre ai ripari? Non dimenticandosi le lezioni di comportamento domestico a cui ci ha obbligato il dramma del coronavirus.
Come ha ricordato Jonathan Cox, microbiologo della Aston University, occorre sempre lavarsi le mani prima di mangiare alle nostre scrivanie, o dopo aver utilizzato il bagno. E, naturalmente, disinfettare tutto con regolarità.
“I germi amano le superfici umide, ad alto contatto o ricche di sostanze nutritive”, ha affermato Cox. “L’umidità trasferita dalla punta delle dita sulla tastiera è sufficiente a sostenere un fiorente ecosistema di microrganismi. I batteri che si trovano sulle scrivanie”, ha aggiunto, “non hanno la capacità di attaccarci a meno che non li iniettiamo nel nostro corpo, per esempio digitando mentre mangiamo e non lavandoci le mani regolarmente”.
Il trasferimento dei batteri da noi agli ambienti, ha proseguito il microbiologo, “è inevitabile, e quindi una scrivania ordinata con oggetti minimi è più facile da disinfettare e quindi è meno probabile che ospiti grandi comunità microbiche”.
Per chi continuerà ad andare in ufficio regolarmente, “l’utilizzo di salviette disinfettanti e detergenti per superfici può anche aiutare a conservare un livello basso di carica batterica, oltre a mantenere le scrivanie prive di ingombri”.

Enrico Levaggi

Foto di zukunftssicherer da Pixabay

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