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“The Economy of Francesco”: il Forum on line si chiude con l’intervento del Papa

Il Santo Padre ha invitato i giovani addetti ai lavori a “sporcarsi le mani” e “osare il rischio di favorire e stimolare modelli di sviluppo, di progresso e di sostenibilità in cui le persone, e specialmente gli esclusi” diventino “protagonisti della loro vita come dell’intero tessuto sociale”

 

Papa Francesco

 

“Niente scorciatoie, lievito, sporcarsi le mani. Passata la crisi sanitaria che stiamo attraversando, la peggiore reazione sarebbe di cadere ancora di più in un febbrile consumismo e in nuove forme di autoprotezione egoistica. Non dimenticatevi, da una crisi mai si esce uguali: usciamo meglio o peggio”. Sono le parole pronunciate dal Papa nella giornata finale di The Economy of Francesco, mega-evento mondiale che ha coinvolto oltre 2.000 imprenditori, studenti di economia ed esperti (e Nobel) di fama mondiale. Che dal 19 al 21 novembre si sono confrontati via web sulla costruzione di un’economia più gusta e a misura d’uomo.
Una sfida davvero titanica, in tempi di turbocapitalismo e ultraliberismo imperante, che è partita dopo la lettera indirizzata da Papa Francesco ai giovani economisti, imprenditori e studenti il 1 maggio 2019, festa di San Giuseppe Lavoratore. Dallo spunto del Pontefice è nato un vero proprio movimento organizzativo, e di lì l’evento. Che, a causa del Covid-19, è stato poi trasferito dall’originale location di Assisi al mare virtuale del web, facendo del Forum il più grande webinar al mondo. Anche se la città di San Francesco non ha certo perso la sua centralità – sia simbolica, sia operativa: dal Sacro Convento è stata organizzata la regia dell’evento, con vari collegamenti dal vivo.
Il discorso del Santo Padre ai giovani collegati da tutto il mondo ha rappresentato, naturalmente, il momento clou del forum internazionale. E un vero e proprio piano d’azione per gli economisti del futuro, un patto condiviso per cambiare. “Sapete”, ha detto il Papa, “che urge una diversa narrazione economica, urge prendere atto responsabilmente del fatto che l’attuale sistema mondiale è insostenibile da diversi punti di vista e colpisce nostra sorella terra, tanto gravemente maltrattata e spogliata, e insieme i più poveri e gli esclusi. Vanno insieme: tu spogli la terra e ci sono tanti poveri esclusi”. 
Per invertire la rotta, è necessario un impegno collettivo da parte degli addetti ai lavori. “Voi avete un ruolo primario”, ha detto il Pontefice. “Le conseguenze delle nostre azioni e decisioni vi toccheranno in prima persona, pertanto non potete rimanere fuori dai luoghi in cui si genera, non dico il vostro futuro, ma il vostro presente. Voi non potete restare fuori da dove si genera il presente e il futuro. O siete coinvolti o la storia vi passerà sopra”, ha affermato Francesco.
“Voglia il Cielo che alla fine non ci siano più “gli altri”, ma che impariamo a maturare uno stile di vita in cui sappiamo dire “noi”. Ma un “noi” grande, non un “noi” piccolino e poi “gli altri”, no, questo non va”, ha proseguito il Pontefice.
“Ricordatevi l’eredità dell’illuminismo, delle élites illuminate. Tutto per il popolo, niente con il popolo. E questo non va. Non pensiamo per loro, pensiamo con loro. E da loro impariamo a far avanzare modelli economici che andranno a vantaggio di tutti, perché l’impostazione strutturale e decisionale sarà determinata dallo sviluppo umano integrale, così ben elaborato dalla dottrina sociale della Chiesa. La politica e l’economia non devono “sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia. Oggi, pensando al bene comune, abbiamo bisogno in modo ineludibile che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita, specialmente della vita umana”.
E ancora una volta, sono le persone a dover intervenire. E diventare protagoniste del cambiamento “E’ tempo, cari giovani economisti, imprenditori, lavoratori e dirigenti d’azienda, è tempo di osare il rischio di favorire e stimolare modelli di sviluppo, di progresso e di sostenibilità in cui le persone, e specialmente gli esclusi (e tra questi anche sorella terra), cessino di essere – nel migliore dei casi – una presenza meramente nominale, tecnica o funzionale per diventare protagonisti della loro vita come dell’intero tessuto sociale”.
Protagonisti tutti. Insieme. “Abbiamo bisogno gli uni degli altri”, ha chiuso il Pontefice, “per dar vita a questa cultura economica, capace di “far germogliare sogni, suscitare profezie e visioni, far fiorire speranze, stimolare fiducia, fasciare ferite, intrecciare relazioni, risuscitare un’alba di speranza, imparare l’uno dall’altro, e creare un immaginario positivo che illumini le menti, riscaldi i cuori, ridoni forza alle mani, e ispiri ai giovani – a tutti i giovani, nessuno escluso – la visione di un futuro ricolmo della gioia del Vangelo”.

 

La foto di Papa Francesco è di Günther Simmermacher da Pixabay

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